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Ristrutturazioni esterne 2018-02-13T18:06:42+00:00
L’intervento di ripristino delle facciate di case o condomini avviene quando i rivestimenti che le costituiscono iniziano a degradarsi. A causa di diversi fattori – agenti atmosferici, infiltrazioni, smog, umidità – nel corso degli anni le superfici degli edifici possono subire dei danni quali disgregazione o distacco di materiale, fessurazione, rigonfiamenti o, più frequentemente, espulsioni di porzioni di cemento armato. È importante non sottovalutare queste problematiche perché, spesso, nelle facciate convivono diversi elementi strutturali e costruttivi, come cemento armato, intonaco e mattoni a vista, che se danneggiati possono compromettere la stabilità, la sicurezza e in ultimo il valore
estetico dell’edificio. La prima fase di intervento deve prevedere la rimozione delle parti in distacco dei rivestimenti esistenti.
Si esegue, dunque, un’accurata battitura dei prospetti, tesa a individuare, tramite la percezione stessa del suono del fronte oggetto di percussione, le superfici che non risultano più aderenti al supporto murario sottostante. Rimosse le porzioni in distacco, si procede a un rinzaffo delle superfici messe a nudo e successiva intonacatura. Per le parti in cemento armato procediamo alla demolizione del materiale degradato, fino alla completa messa a nudo dei ferri delle armature, rimuoviamo la ruggine e li trattiamo con specifico materiale anticorrosivo. Dopo questa fase,
ripristiniamo le parti mancanti non con una “malta fai da te”, ma con specifica malta fibrorinforzata per il ripristino del cemento armato. A
seguire, si procede al lavaggio generale della facciata al fine di ripulirla da residui di lavorazione e polveri. A questo punto la facciata è pronta per ricevere una rasatura in doppia mano a base di rasanti, con rete porta intonaco in fibra di vetro interposta, atta a ricostruire una planarità e omogeneità di superfici adeguate a ricevere la pitturazione finale. Per quest’ultima, alla tradizionale pittura al quarzo (comunque, in molti casi, ancora proficuamente impiegata), si preferiscono al giorno d’oggi finiture ai silicati o ai silossani, che, se ben applicate, garantiscono una maggiore tenuta agli agenti atmosferici nel tempo, sia sotto il profilo meccanico sia dal punto di vista della resa cromatica.

Gli interventi di ripristino dei balconi risultano necessari quando la struttura che li costituisce, composta da cemento armato, inizia a degradarsi. Il cemento armato si degrada a causa dell’azione corrosiva delle armature causata dalle piogge acide, dall’inquinamento atmosferico e dall’anidride carbonica presente nell’aria, che crea le condizioni ideali per favorire il fenomeno della carbonatazione. Ad incrementare il deterioramento del calcestruzzo è la scadente qualità dei materiali utilizzati, la mancanza di una adeguata impermeabilizzazione e protezione o anche la presenza di ristagni d’acqua. Il caso più frequente di deterioramento è il distacco del copriferro, dovuto all’espansione volumetrica dei ferri attaccati dalla ruggine. Per un ripristino garantito del vostro balcone, dopo aver effettuato un sopralluogo, possiamo proporre due tipi d’intervento: ripristino della sola struttura in cemento armato o, in presenza di infiltrazioni, intervento anche sulla pavimentazione con rinnovamento del manto impermeabile. Per prima cosa iniziamo con la demolizione di tutto il materiale cementizio degradato e in
fase di distacco, mettendo a nudo i ferri delle armature. I ferri scoperti vengono puliti tramite spazzolatura meccanica per eliminare tutte le tracce di ruggine; si procede poi alla rimozione di polvere e residui vari. Finita la demolizione iniziamo la prima fase di ripristino che prevede la protezione anticorrosiva dei ferri delle armature, applicando a pennello su tutta la superficie una boiacca che rende i ferri passivi nei confronti della corrosione. Successivamente iniziamo a ripristinare le parti mancanti del supporto in cemento armato, non utilizzando una classica “malta fai da te” ma con una specifica malta cementizia. Procediamo poi a regolarizzare la superficie utilizzando il rasante cementizio e, nello spigolo del frontalino, mettiamo il rompigoccia inglobandolo nel rasante. Il rompigoccia è importante perché interrompe lo scorrimento dell’acqua in corrispondenza dello spigolo, evitando l’infiltrazione all’interno di esso. Una volta indurito e completamente asciutto quest’ultimo strato, si passa alla finitura con pittura al quarzo o rivestimento ai silicati a spessore che garantiscono maggiore tenuta agli agenti atmosferici nel tempo.

Avere un’efficace impermeabilizzazione che riesca a proteggere la propria abitazione dalle infiltrazioni di acqua piovana, è importantissimo. Le infiltrazioni provenienti dalle coperture, dai balconi, dalle terrazze o addirittura da precedenti interventi di impermeabilizzazione eseguiti male, tendono prima di tutto a creare macchie e aloni su pareti e soffitto, e successivamente a favorire la formazione di funghi e muffe potenzialmente dannosi per la salute. Oltretutto le infiltrazioni d’acqua prolungate nel tempo possono anche creare danni alla struttura della vostra abitazione. I materiali utilizzati per l’impermeabilizzazione sono di vario genere e vengono scelti in funzione di spessore, estetica, supporto, durabilità, costo, ecc. … Per un intervento garantito e duraturo occorre prima di tutto valutare il tipo e lo stato del supporto: sulla base di ciò si decide se posare il nuovo manto impermeabile sul supporto esistente oppure se è necessario procedere ad un intervento di demolizione dello stesso. Se non ci sono le condizioni per poter posare il nuovo manto impermeabile sulla superficie esistente, si deve precedere alla sua demolizione. Una volta demolito il vecchio supporto si effettua la ricostruzione del massetto di sottofondo, avendo cura di realizzare le corrette pendenze e di rispettare eventuali giunti strutturali dell’edificio. Posiamo, poi, il rivestimento (utilizzando solo adesivi specifici per esterni), lo stucchiamo e lo puliamo. Se, invece, si sceglie di posare il nuovo strato impermeabile sul supporto esistente è importante determinarne la tipologia (guaina bituminosa, pavimento in piastrelle o superficie in cemento), quindi verificarne resistenza meccanica, compattezza, eventuale presenza di crepe, rigonfiamenti o difetti di altro genere. Effettuate tali verifiche, in base ai risultati ottenuti, scegliamo con quale tipo di impermeabilizzazione intervenire. Poiché puntiamo sempre ad un lavoro garantito e duraturo, prepariamo il supporto in modo meticoloso, “chirurgico”, come è nostra consuetudine in ogni tipo di lavorazione: asportiamo le parti in distacco, friabili e non aderenti, puliamo accuratamente la superficie e verifichiamo la solidità e l’efficienza degli scarichi di deflusso dell’acqua. Dopodiché trattiamo con apposito primer – passaggio fondamentale per garantire l’adesione al supporto – e infine posiamo il nuovo manto impermeabile, avendo cura di risvoltarlo per almeno 15 cm dal piano di posa, in corrispondenza di pareti, pilastri o gradini.
L’intervento di ripristino delle facciate di case o condomini avviene quando i rivestimenti che le costituiscono iniziano a degradarsi. A causa di diversi fattori – agenti atmosferici, infiltrazioni, smog, umidità – nel corso degli anni le superfici degli edifici possono subire dei danni quali disgregazione o distacco di materiale, fessurazione, rigonfiamenti o, più frequentemente, espulsioni di porzioni di cemento armato. È importante non sottovalutare queste problematiche perché, spesso, nelle facciate convivono diversi elementi strutturali e costruttivi, come cemento armato, intonaco e mattoni a vista, che se danneggiati possono compromettere la stabilità, la sicurezza e in ultimo il valore
estetico dell’edificio. La prima fase di intervento deve prevedere la rimozione delle parti in distacco dei rivestimenti esistenti.
Si esegue, dunque, un’accurata battitura dei prospetti, tesa a individuare, tramite la percezione stessa del suono del fronte oggetto di percussione, le superfici che non risultano più aderenti al supporto murario sottostante. Rimosse le porzioni in distacco, si procede a un rinzaffo delle superfici messe a nudo e successiva intonacatura. Per le parti in cemento armato procediamo alla demolizione del materiale degradato, fino alla completa messa a nudo dei ferri delle armature, rimuoviamo la ruggine e li trattiamo con specifico materiale anticorrosivo. Dopo questa fase,
ripristiniamo le parti mancanti non con una “malta fai da te”, ma con specifica malta fibrorinforzata per il ripristino del cemento armato. A
seguire, si procede al lavaggio generale della facciata al fine di ripulirla da residui di lavorazione e polveri. A questo punto la facciata è pronta per ricevere una rasatura in doppia mano a base di rasanti, con rete porta intonaco in fibra di vetro interposta, atta a ricostruire una planarità e omogeneità di superfici adeguate a ricevere la pitturazione finale. Per quest’ultima, alla tradizionale pittura al quarzo (comunque, in molti casi, ancora proficuamente impiegata), si preferiscono al giorno d’oggi finiture ai silicati o ai silossani, che, se ben applicate, garantiscono una maggiore tenuta agli agenti atmosferici nel tempo, sia sotto il profilo meccanico sia dal punto di vista della resa cromatica.

Gli interventi di ripristino dei balconi risultano necessari quando la struttura che li costituisce, composta da cemento armato, inizia a degradarsi. Il cemento armato si degrada a causa dell’azione corrosiva delle armature causata dalle piogge acide, dall’inquinamento atmosferico e dall’anidride carbonica presente nell’aria, che crea le condizioni ideali per favorire il fenomeno della carbonatazione. Ad incrementare il deterioramento del calcestruzzo è la scadente qualità dei materiali utilizzati, la mancanza di una adeguata impermeabilizzazione e protezione o anche la presenza di ristagni d’acqua. Il caso più frequente di deterioramento è il distacco del copriferro, dovuto all’espansione volumetrica dei ferri attaccati dalla ruggine. Per un ripristino garantito del vostro balcone, dopo aver effettuato un sopralluogo, possiamo proporre due tipi d’intervento: ripristino della sola struttura in cemento armato o, in presenza di infiltrazioni, intervento anche sulla pavimentazione con rinnovamento del manto impermeabile. Per prima cosa iniziamo con la demolizione di tutto il materiale cementizio degradato e in
fase di distacco, mettendo a nudo i ferri delle armature. I ferri scoperti vengono puliti tramite spazzolatura meccanica per eliminare tutte le tracce di ruggine; si procede poi alla rimozione di polvere e residui vari. Finita la demolizione iniziamo la prima fase di ripristino che prevede la protezione anticorrosiva dei ferri delle armature, applicando a pennello su tutta la superficie una boiacca che rende i ferri passivi nei confronti della corrosione. Successivamente iniziamo a ripristinare le parti mancanti del supporto in cemento armato, non utilizzando una classica “malta fai da te” ma con una specifica malta cementizia. Procediamo poi a regolarizzare la superficie utilizzando il rasante cementizio e, nello spigolo del frontalino, mettiamo il rompigoccia inglobandolo nel rasante. Il rompigoccia è importante perché interrompe lo scorrimento dell’acqua in corrispondenza dello spigolo, evitando l’infiltrazione all’interno di esso. Una volta indurito e completamente asciutto quest’ultimo strato, si passa alla finitura con pittura al quarzo o rivestimento ai silicati a spessore che garantiscono maggiore tenuta agli agenti atmosferici nel tempo.

Avere un’efficace impermeabilizzazione che riesca a proteggere la propria abitazione dalle infiltrazioni di acqua piovana, è importantissimo. Le infiltrazioni provenienti dalle coperture, dai balconi, dalle terrazze o addirittura da precedenti interventi di impermeabilizzazione eseguiti male, tendono prima di tutto a creare macchie e aloni su pareti e soffitto, e successivamente a favorire la formazione di funghi e muffe potenzialmente dannosi per la salute. Oltretutto le infiltrazioni d’acqua prolungate nel tempo possono anche creare danni alla struttura della vostra abitazione. I materiali utilizzati per l’impermeabilizzazione sono di vario genere e vengono scelti in funzione di spessore, estetica, supporto, durabilità, costo, ecc. … Per un intervento garantito e duraturo occorre prima di tutto valutare il tipo e lo stato del supporto: sulla base di ciò si decide se posare il nuovo manto impermeabile sul supporto esistente oppure se è necessario procedere ad un intervento di demolizione dello stesso. Se non ci sono le condizioni per poter posare il nuovo manto impermeabile sulla superficie esistente, si deve precedere alla sua demolizione. Una volta demolito il vecchio supporto si effettua la ricostruzione del massetto di sottofondo, avendo cura di realizzare le corrette pendenze e di rispettare eventuali giunti strutturali dell’edificio. Posiamo, poi, il rivestimento (utilizzando solo adesivi specifici per esterni), lo stucchiamo e lo puliamo. Se, invece, si sceglie di posare il nuovo strato impermeabile sul supporto esistente è importante determinarne la tipologia (guaina bituminosa, pavimento in piastrelle o superficie in cemento), quindi verificarne resistenza meccanica, compattezza, eventuale presenza di crepe, rigonfiamenti o difetti di altro genere. Effettuate tali verifiche, in base ai risultati ottenuti, scegliamo con quale tipo di impermeabilizzazione intervenire. Poiché puntiamo sempre ad un lavoro garantito e duraturo, prepariamo il supporto in modo meticoloso, “chirurgico”, come è nostra consuetudine in ogni tipo di lavorazione: asportiamo le parti in distacco, friabili e non aderenti, puliamo accuratamente la superficie e verifichiamo la solidità e l’efficienza degli scarichi di deflusso dell’acqua. Dopodiché trattiamo con apposito primer – passaggio fondamentale per garantire l’adesione al supporto – e infine posiamo il nuovo manto impermeabile, avendo cura di risvoltarlo per almeno 15 cm dal piano di posa, in corrispondenza di pareti, pilastri o gradini.

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